The Social Dilemma: il problema sono i social o siamo noi?

Social media the social dilemma Ho iniziato a guardare  il docufilm The Social Dilemma e mi ha fatto molto riflettere sull’uso che tutti noi facciamo dei Social Media e in generale della tecnologia.

La mia riflessione, in questo post forse un po’ diverso dai temi che tratti di solito, nasce soprattutto dalla Pandemia che stiamo ormai vivendo da mesi.

La dipendenza dai social di cui si parla in The Social Dilemma è un problema reale, l’influenza che questi possono avere sulle nostre vite può sembrare spaventosa.

Ci sono ragazzi molto giovani che per dei commenti su Facebook hanno compiuto un gesto estremo e si sono suicidati.

Per non parlare di chi regola le proprie relazioni e il giudizio sulla persona in base al profilo pubblico di quella persona.

Non ultimo, altrettanto scioccante può essere l’idea che le nostre azioni siano incentivate da notifiche o pubblicità studiate ad hoc in base ai nostri comportamenti.

Ammetto che tutto questo può essere terrificante e da genitore non vorrei mai che mia figlia si facesse condizionare sulla base di qualcosa che in fondo è finto.

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Soprattutto le generazioni nate nel mondo dei social rischiano di non distinguere sempre la vita reale da quella propinata sui social, dove si parla di un mondo ideale.

Ma in fondo se guardo le storie su Instagram o i video di TikTok è per distogliere l’attenzione dai problemi, vorrei davvero vedere o sentire parlare di altri problemi?

The Social Dilemma rappresenta in qualche modo il dilemma che tutti noi, prima o poi, ci troviamo ad affrontare.

I social sono solo strumenti di persuasione per azzerare il pensiero?

La tecnologia è solo un’arma di controllo delle masse?

La vita finta degli Influencer può dare a qualcuno la percezione che sia vera?

Esiste una risposta a tutto questo?

Come dicevo, questa Pandemia mi ha fatto molto riflettere sul senso delle cose.

Sono chiusa a casa da molte settimane, non vedo la famiglia da mesi e sicuramente nessuno sta vivendo una situazione ideale.

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Ma la tecnologia ci salva, i social ci fanno parlare con gli amici e i parenti, abbiamo la percezione che la solitudine cui siamo costretti possa essere abbattuta anche guardando stupidi video su YouTube.

La distanza fisica è reale, ma la chat, le videochiamate, i gruppi, le storie, non sono forse un modo per tenersi in contatto?

Se a questo punto ti stai chiedendo se santifico la tecnologia e i social e credo che i problemi ad essi legati siano solo una favoletta, ti sbagli.

Sono consapevole del rischio, lo tocco con mano e mi spaventa.

Credo però che non siano mai o quasi mai gli strumenti a far del male, ma l’uso che si fa di essi.

Un post su Instagram può farti credere che la tua vita fa schifo mentre quella degli altri è perfetta

OPPURE

può raccontarti che qualcuno ha avuto i tuoi stessi pensieri e farti sentire meno solo o sensibilizzati su un qualcosa che non conoscevi.

Stesso strumento, usi diversi.

Sono dell’idea che la vita vera sia tutt’altro, le relazioni siano quelle che puoi toccare con mano, gli amici quelli con cui condividi esperienze non soltanto uno schermo.

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Ma non tutti hanno la stessa consapevolezza.

Allora il vero dilemma che scaturisce guardando The Social Dilemma è se sia possibile o meno proteggere chi è più fragile o inesperto dall’illusione che quella sia la realtà o l’unica realtà possibile.

Quand’ero ragazza i social non esistevano, li ho visti nascere quindi capisco il meccanismo, eppure c è gente anche di 50 anni che crede di trovare l’anima gemella chattando con qualcuno di cui conosce solo il profilo social.

Come aiutare queste persone? Come mettere in guardia i giovani?

La soluzione non è abbattere gli strumenti, ma forse banalmente educare, sensibilizzare, sostenere, anche se non credo basti.

Il punto cruciale è che ancora non è chiaro cosa scatti nella mente di chi diventa dipendente da un social, e la cosa più terrificante forse è proprio questa.

 

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